Il linfoma di Hodgkin classico conta circa 8.500 casi ogni anno negli USA, per la maggior parte purtroppo di giovane età. La strada che la ricerca scientifica ha ancora da percorrere non è un rettilineo, però i moderni approcci di trattamento consentono ormai di ottenere la guarigione nell’80% dei casi.
Ce ne ha parlato il Prof. Carmelo Stella durante una recente visita, insieme al Presidente Claudio Ceper, all’Humanitas, che la Fondazione Carlo Ceper sostiene da molti anni. Ha condiviso con noi i progressi in quest’ambito, incentrati su una “medicina del futuro” basata su una sempre maggiore personalizzazione e su sistemi di diagnosi precoce.
Un mix di studi clinici, biologici e molecolari, che si traduce in un aumento delle guarigioni da linfomi del 68% dal 2010 ad oggi.
Il Prof. Stella ci ha spiegato che è finita l’era dei grandi numeri, per cui fino a poco tempo fa si tendeva a targettizzare i pazienti per cluster omogenei in termini di età o altri fattori. Oggi c’è una medicina di precisione, che consente di profilare ogni singolo individuo, con la conseguente possibilità di identificare rischi e fare prevenzione, grazie alla diagnosi. Grazie ad un semplice prelievo, i medici possono identificare la refrattarietà dei pazienti alle diverse cure (per es. la chemioterapia) e possono perciò orientarsi in tempi rapidi su terapie mirate, in grado di migliorare i risultati clinici, evitando farmaci non adeguati.
Elemento assolutamente fondamentale del progetto è proprio l’approccio multidisciplinare, che integra biologia cellulare e molecolare e strategie terapeutiche precliniche, con l’obiettivo di generare una piattaforma innovativa in grado di generare una innumerevole quantità di dati precedentemente non disponibile per studi clinici, biologici e molecolari. Infatti all’Humanitas University gli studi di medicina sono affiancati a quelli di ingegneria biomedica.
Non stupisce che l’Italia sia ben al 3° posto in ematologia, dopo USA e Germania, oltre che tra i leader internazionali nella ricerca sui linfomi.
Bisogna accettare di essere sconfitti qualche volta, ma è necessario continuare a combattere con determinazione per progredire. E’ stato il take away di questo incontro, che ha reso tangibile l’impegno quotidiano di chi lavora in ambito medico e scientifico, spesso molto faticoso anche sotto il profilo psicologico e umano. E poi, ci ha fatto percepire come ogni donazione – piccola o grande che sia – abbia un impatto molto concreto e rilevante sulla vita delle persone.
Simona Bertagna
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