“Il linfoma di Hodgkin è un tumore che tende interessare gruppi di linfonodi vicini tra loro (per esempio quelli del mediastino o del collo) senza infiltrarsi nella circolazione sanguigna che può trasportare le cellule tumorali ad altri organi.  I linfomi non Hodgkin, invece, tendono a invadere tutto l’organismo e sono quelli più difficili da curare, ma negli ultimi anni la medicina ha fatto passi da gigante” ci dice il dottor Armando Santoro, direttore del Dipartimento di Oncologia ed Ematologia di Humanitas.

Per i linfomi non Hodgkin le cure maggiormente conosciute si avvalgono di trattamento chemioterapico massiccio, anche se ultimamente ci sono altre terapie considerate in affiancamento o sostituzione, come anticorpi monoclonali e mini trapianti allogenici.

Gli anticorpi monoclonali: cosa sono?

Sono anticorpi usati per impedire la crescita di determinate proteine chiamate antigeni tumorali.  Possiamo dire che grandi risultati in questo senso si sono ottenuti grazie all’uso di anticorpi monoclonali anti-CD20, assieme alla chemioterapia.

Ancora maggiormente specifica, anche se non eccessivamente sperimentata in Italia, la soluzione terapeutica che unisce anticorpi monoclonali e radioterapia. I risultati migliori provengono oggi dagli Stati Uniti. Quando combinati con il trapianto di midollo osseo si ottengono ancora di più risultati stupefacenti. La fase di sperimentazione è sempre in divenire.

Il dottor Armando Santoro, direttore del Dipartimento di Oncologia ed Ematologia di Humanitas ha anche parlato di mini trapianto allogenico, un vero e proprio trapianto di cellule staminali che vengono dal midollo osseo compatibile e che risulta anch’esso molto efficace e meno invasivo.

Il trapianto di cellule staminali provenienti dal midollo osseo o dal sangue periferico di un donatore compatibile dove si trova grande presenza di cellule come i linfociti T, che sono fondamentali nel  prevenire  infezioni e impedire la proliferazione delle cellule tumorali. Quando vengono a contatto con le cellule tumorali questi linfociti infatti identificano come anomale le cellule tumorali e si attivano per distruggerle.

Nonostante il mini trapianto richieda una terapia di preparazione meno intensa, e quindi una minore tossicità si tratta comunque di un vero e proprio trapianto.

Si può ricorrere a questo trattamento nel caso di pazienti in cui la malattia ricompaia dopo il trattamento convenzionale.