Buone notizie sul delicatissimo tema dei linfomi e delle leucemie in età pediatrica: l’85% dei piccoli pazienti con queste diagnosi guarisce. Nel 1979 la percentuale era solo del 30%.

I dati sono del Centro Maria Letizia Verga di Monza, attivo da 40 anni, finanziato e realizzato interamente grazie a donazioni private. Il Centro è gestito dalla Fondazione Monza e Brianza per il bambino e la sua mamma ed è accessibile anche attraverso il Servizio Sanitario Nazionale, grazie ad una convenzione con Regione Lombardia, esattamente come un ospedale pubblico. Vanta, tra l’altro, un Laboratorio di ricerca noto a livello nazionale e internazionale.

Durante una nostra visita al Centro, con l’obiettivo di identificare progetti da sostenere, i referenti interni ci hanno raccontato come ricercatori della Fondazione Tettamanti e piccoli pazienti, condividendo la stessa struttura, siano particolarmente vicini – non solo fisicamente – favorendo un legame stretto e significativo tra scienza che guarda al futuro e percorso concreto di cura nel presente. Molti progetti di ricerca sono direttamente riconducibili ai nomi dei bambini che, al piano di sopra, lottano contro la malattia, e questo motiva moltissimo chi opera in quest’ambito.  

Tra i progetti di ricerca in corso:

  • Diagnosi delle anomalie genetiche nei bambini leucemici, con l’assistenza a 450 bambini ogni anno.
  • Studio delle terapie innovative con cellule CAR-T: un procedimento complesso che prevede, con tecniche di ingegneria genetica, la modificazione in laboratorio di alcune cellule del sistema immunitario, così che, una volta infuse nel paziente, riconoscano le cellule tumorali come “nemiche”.
  • Passaporto genetico: l’individuazione del profilo di ogni bambino malato, con l’obiettivo di studiare una terapia personalizzata.

Ricerca, cura, terapie e assistenza. Un luogo speciale dove lo scopo principale, oltre alla guarigione dei piccoli pazienti, è anche cercare di creare una normalità di vita durante il percorso di cura – spesso lungo – con supporto psicologico, ma anche sport therapy e la “scuola in ospedale” che, grazie ad una convenzione pubblica, consente a bambini e ragazzi di non trascurare il proprio percorso di studi.  

di Simona Bertagna